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There is not a planet B

Aggiornato il: 4 apr 2019

Come è possibile che un indumento costi meno di un panino?


Come può un prodotto che deve essere seminato, cresciuto, raccolto, setacciato, filato, tagliato e cucito, lavorato, stampato, etichettato, impacchettato e trasportato costare un paio di euro?


La produzione di abiti è raddoppiata dal 2000 al 2014, segno evidente che, nonostante una crisi generale, le persone continuano ad acquistare abiti anche quando non ce ne è effettivamente bisogno (fast fashion) per indossarli una mezza giornata e poi buttarli via.


Il riciclo non è una soluzione, i mercatini sono saturi e la sfida tecnologica per riciclare al 100% le fibre non è ancora stata vinta.

Secondo le Nazioni Unite l’85% dei vestiti prodotti finisce in discarica e solo l’1% viene riciclato.


Si produce tanto, inquinando tantissimo, per poi buttare via tutto riciclando pressoché niente.


La maggior parte degli indumenti più comuni sono oggi realizzati in sintetico, soprattutto poliestere, che è un composto della plastica. Ad ogni lavaggio questi prodotti rilasciano una grande quantità di minuscole fibre singolarmente invisibili e praticamente indistruttibili che prima o poi finiscono in mare (e di conseguenza nelle nostre tavole).

Dietro alla creazione di un abito c’è un dispendio enorme di energia e di acqua, fattori che incidono negativamente sull’inquinamento ambientale. Pratiche più sostenibili potrebbero dunque fare la differenza in un mondo in cui il surriscaldamento globale è ormai una minaccia di cui non ci stiamo ancora occupando. Cercare di acquistare meno vestiti, tenendo quelli che abbiamo per un tempo più lungo, potrebbe essere una prima soluzione per ridurre l’inquinamento causato dall’industria tessile.

Sono da attribuire a questo settore il 20% dello spreco globale di acqua: una maglietta richiede circa 3000l d’acqua.

Le tradizionali coltivazioni di cotone sono responsabili per il 24% dell’uso di insetticidi e per l’11% dell’uso di pesticidi facendo del settore tessile il più inquinante dopo quello dell’allevamento intensivo.




Cosa è il cotone organico?


Il cotone organico è un cotone coltivato con metodi e prodotti che hanno un basso impatto sull’ambiente.

Per la produzione di cotone organico, vengono utilizzati sistemi di produzione biologica per fertilizzare il terreno. Viene così eliminando l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici, tossici non solo per il terreno ma anche per l’ambiente.

Inoltre i semi di cotone organico vengono utilizzati per l’alimentazione animale, e l’olio di semi di cotone organico viene utilizzato per diversi prodotti alimentari.


Allo stato attuale le coltivazioni di cotone organico rappresentano solo l’1% della produzione mondiale di cotone.

La produzione di cotone organico viene certificata da organismi terzi che si occupano di verificare che i produttori utilizzino solo metodi e prodotti permessi nella produzione biologica.

Piantagione di cotone

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